Lo avevamo capito al TEDx Rovigo 2019, che gli occhi di Stefano Stranges sono preziosi.

Gli occhi di Stefano sono preziosi perché ritraggono il mondo con il filtro della verità. E il suo materiale, cioè gli scatti raccolti nei suoi reportage fotografici, è così forte da costringere tutti a guardare anche quello che non avremmo mai voluto vedere.

La macchina fotografica ha portato Stefano Stranges sull’isola di Lesbo, la prima settimana di febbraio. Con loro, c’era la giornalista Federica Tourn e l’obiettivo era iniziare un reportage di ampio respiro sull’inferno del campo di Moria in cui sono costretti a vivere circa 20.000 profughi in uno spazio concepito per 2.500.

Il racconto di Stefano

Con l’aiuto di un cooperante, sono riuscito ad entrare nell’hotspot di Moria e a visitare le tendopoli che si sono formate intorno al campo ufficiale. Ho trascorso del tempo con i migranti, parlato con loro, assorbito le loro storie.

Ho inoltre documentato i primi violenti istanti di quello che sta avvenendo tutt’oggi, dove ho immortalato vere e proprie scene vergognose di una polizia greca che spara gas urticante contro donne e bambini in prima linea, che cercavano di raggiungere il centro paese per protestare contro le condizioni disumane in cui si è costretti a vivere all’interno del campo.

 

Gli scatti di Stefano sono già usciti su testate nazionali tra cui Il Manifesto e Famiglia Cristiana.

 

Le mie foto ritraggono alcune delle frecce dalla quale la Grecia ci starebbe difendendo, secondo la Commissione Europea.

Tra queste una famiglia afghana all’interno della loro tenda nell’inferno di Moria. Il padre, ingegnere e proprietario terriero, è dovuto scappare 2 anni fa dal suo Paese, abbandonando tutto, dopo varie minacce da parte dei Talebani e rappresaglie nei confronti della famiglia, sfociate nel rapimento della figlia e l’uccisione di alcuni membri della famiglia.

Loro sono la famiglia che ci ha protetto da un aggressione da parte di un Afghano strafatto che, come gli zombie, si aggira nel campo, specie dopo una certa ora.
La loro tenda è diventata la nostra fortezza per un paio d’ore, tra un tè e biscotti offerti e le loro scuse perché “Noi afghani non siamo tutti come quell’uomo”.
Nel frattempo, si prepara un po’di brace da mettere sotto una base di legno e una coperta per scaldarsi dal freddo della notte.

“Ora – ci spiega Stefano – laggiù la situazione è ancora peggiorata e sono in costante contatto con gli attivisti e alcuni cooperanti che ancora non hanno abbandonato la zona”.

Si dice che un’immagine vale più di mille parole. Le foto di Stefano Stranges valgono la pena di essere viste e, soprattutto, di essere diffuse.

Perché dopo averle guardate, semplicemente non si potrà più fingere di non vedere.

Uno sguardo sui grandi temi globali

La storia dei migranti non è l’unico tema al centro degli scatti di Stefano. Al TEDx Rovigo, nell’ambito del suo talk sullo “sfruttamento umano e ambientale”, ha presentato alcuni suoi lavori del progetto “Vittime della nostra ricchezza” in cui si raccontano le condizioni di lavoro e di vita delle famiglie nelle miniere di minerali utilizzati nelle tecnologie.

Guarda qui il TEDtalk di Stefano Stranges.